12 luglio 2017

Oggi parliamo del tiro di campagna
Metti insieme un’attività davvero antica diventata sport come il tiro con l’arco e un percorso nella natura ed ecco servito uno sport divertente da praticare all’aperto: è il tiro con l’arco di campagna, la versione itinerante del tradizionale arciere.
Funziona più o meno come il golf: c’è un percorso di circa 4/5 km, ci sono delle stazioni di tiro in cui si trovano delle sagome tridimensionali che simulano la presenza di una serie di prede, e c’è un gruppo di arcieri che si muove da una stazione all’altra cercando di accumulare il maggior punteggio possibile.
Le piazzole possono variare da 24 a 28 a seconda delle specialità, le sagome variano di dimensione da poche decine di centimetri (più o meno come un coniglio) a un metro e mezzo di altezza (più o meno come un cervo) e si trovano a distanza variabili tra i 20 e i 55 metri. Ma soprattutto ci si trova a scoccare le frecce nelle condizioni più diverse: nel folto del bosco, in una radura assolata, in pendenza dall’alto verso il basso o viceversa, su colline, in prati, spiagge o altri ambienti naturali.
No, non si può andare in giro per i boschi a sparacchiare frecce a destra e manca, ma occorre andare in una delle strutture affiliate alla FIARC dove sono garantite tutte le condizioni di sicurezza. E soprattutto non è uno sport che si improvvisa: tecnico come il tradizionale tiro con l’arco con in più le difficoltà ambientali, richiede almeno un training con un istruttore certificato che può durare dalle 6 alle 8 lezioni (normalmente 1 a settimana, per un mese e mezzo o due complessivi) e costa normalmente intorno ai 150 euro.
Cosa serve per praticare il tiro con l’arco di campagna? Ovviamente arco e frecce, il cui noleggio normalmente è compreso nel prezzo del corso iniziale, e poi abbigliamento da trekking per muoversi nella natura, soprattutto scarponi che proteggono le caviglie, pantaloni lunghi per camminare nei rovi, t-shirt per escursionismo e uno zaino per portare con sé l’occorrente per stare in giro dal mattino a metà pomeriggio.



21 maggio 2017


Ecco cosa servirebbe per queste associazioni di volontariato , della nostra isola ,"parliamo di Capri " che sono sempre in prima fila per soddisfare le esigenze della disabilità, Ieri infatti con l'uso della joelette hanno fatto vivere una giornata all'aria pura nella Valletta di Cetrella. 
  
  La joëlette è una speciale carrozzella da fuori-strada, che consente anche ai disabili non deambulanti, cui la montagna dal vivo è normalmente preclusa, di partecipare alle escursioni nella natura, su stradine e sentieri.
         La joëlette ha una sola ruota, con sospensione e freno, ed è tenuta da due accompagnatori mediante appositi bracci sul davanti e sul dietro. Può andare su tutti i sentieri, anche scoscesi e inclinati, purché non presentino strettoie (inferiori a un metro) o sequenze di gradini più alti di 40-50 cm. La carrozzella in escursione è condotta da almeno tre accompagnatori: il terzo - e se necessario anche un quarto - si aggiunge ai due principali, per contribuire a trainare la carrozzella, mediante una fune, nei tratti di maggiore pendenza in salita. Sia il terzo che il quarto si affiancano, sia in salita che in discesa, per aiutare a superare eventuali ostacoli.
         Può essere fornita con i bracci anteriori rigidi, oppure pieghevoli. Questi ultimi sono meno ingombranti da trasportare e possono facilitare l’insediamento del passeggero; quelli rigidi, però, non avendo giunti sono più adatti per percorsi impegnativi.
         La joelëtte è’ stata inventata da un alpinista francese, Joël Claudel, e via via perfezionata a livello industriale  dalla ditta che la produce, la Ferriol Matrat. E’ ripiegabile, può stare nel bagagliaio di una automobile, costa circa 3.100 euro. Attualmente viene venduta sotto il marchio Joëlette and Co,

28 febbraio 2017

Le nostre palestre, i nostri campi accessibili Capri /Sorrento

Palestre al chiuso Palazzetto Sport Capri palestra 1 via fenicia 5 orari martedi,mercoledi venerdi orario17/20
Palestra Anacapri scuola Gemito Venerdi orario 17/19
campo all'aperto sede centrale associazione via fenicia 41 aperto tutti i giorni periodo primavera Autunno. Tiro 3D HF Fita  fino a 60 metri
Palestra  al chiuso Sorrento viale Rubinacci 12
campo all'aperto sant' agata  dei due golfi "le terre alte di Sorrento"

inform e-mail arcoclubcapriasd@gmail.com
cell 3664608786

primavera in arrivo primi tiri all'esterno


12 novembre 2016

lo sport e la disabilità

Lo sport: mezzo privilegiato nell'integrazione sociale del diversamente abile. Un'indagine esplorativa
Il presente lavoro di tesi nasce per  lo scopo di approfondire i benefici fisici e relazionali che l'attività sportiva può avere per le persone diversamente abili. Il lavoro è composto da quattro capitoli: i primi tre approfondiscono il tema dello sport e della disabilità, nonché dell'integrazione del disabile, sia dal punto di vista storico-legislativo che sociale; l'ultimo capitolo invece è dedicata all'analisi dell'indagine esplorativa condotta sul tema dell'integrazione del disabile attraverso lo sport.
In particolare nel primo capitolo è affrontato il tema dello sport, dalle origini del termine fino alla nascita dello sport moderno, senza dimenticare il ruolo sociale che ha assunto oggi lo sport, fenomeno massivo e sempre più complesso.
Il secondo capitolo è invece dedicato al concetto di disabilità, e ne descrive l'evoluzione nel tempo, partendo dall'accezione negativa assunta dal termine in passato, fino alla "rivoluzione" dell' ICF e del paradigma bio-psico-sociale.
Il capitolo tre mostra come nel tempo si sia evoluto il concetto di integrazione, e come esso sia legato al processo di costruzione identitaria. Inoltre il capitolo evidenzia, attraverso l'analisi di diverse teorie, l'importanza che assume lo sport nel processo d'integrazione sociale di una persona, soprattutto se disabile.
Per quanto riguarda l'indagine essa è stata condotta tramite la somministrazione di un questionario, ad un campione di disabili che praticano regolarmente sport. Tale indagine, a carattere esplorativo, nasce dall'esperienza personale, e vuole dimostrare, anche se limitatamente al campione scelto, l'esistenza di un riscontro pratico delle teorie esposte. L'ultimo capitolo è stato dunque dedicato alla descrizione dell'indagine e all'analisi dei dati raccolti. Tali dati mostrano che esistono, in effetti, riscontri pratici delle teorie esposte, cioè l'analisi conferma che lo sport può a tutti gli effetti considerarsi mezzo d'integrazione della persona diversamente abile.

Lo sport: mezzo privilegiato nell'integrazione sociale del diversamente abile. Un'indagine esplorativa di Rita Fusco
L'integrazione sociale è un elemento fondamentale, nonché il risultato, del corretto sviluppo dell'identità e dell'autostima; essa va promossa e realizzata sia all'interno delle relazioni primarie, che delle secondarie, per cui il livello di integrazione delle persone disabili può essere individuato anche attraverso la valutazione del grado di partecipazione attiva alla vita sociale. Particolarmente significativa risulta a tale proposito l'analisi della pratica di attività sportive a livello sia agonistico sia amatoriale, infatti lo sport può considerarsi un mezzo privilegiato d'integrazione: vediamo il perché.
Le attività sportive afferiscono alla macroarea delle attività ricreative, dunque sono attività libere nella loro iniziativa, non obbligate dall'esterno, caratterizzate dal senso di benessere e di piacere che contribuiscono a creare; inoltre esse sono spesso praticate nel tempo libero, che, in questo modo diventa un tempo significativo per la qualità della vita di chi vi prende parte.
Il disabile si trova, nel corso della sua esperienza, a far fronte a numerose difficoltà sia a livello dell'autonomia personale sia di quello della socio-affettività. Grazie all'attività sportiva si agisce sulle abilità individuali, favorendo lo sviluppo delle capacità innate e l'acquisizione di nuove e diverse abilità; attraverso lo sport la persona disabile può mettersi in gioco e sperimentarsi, imparare a controllare il proprio corpo, sviluppare il senso di autoconsapevolezza e la fiducia nelle proprie capacità, scoprire di avere abilità inaspettate e fare l'esperienza della self-efficacy: questi, tutti elementi che contribuiscono allo sviluppo dell'autostima e di una positiva percezione del sé.
Oltre all'autostima, la pratica sportiva contribuisce anche a formare e rafforzare il senso d'identità, infatti, abbiamo detto come l'identità sia fortemente correlata al come la persona percepisce sé stessa, per cui lo sport, migliorando lo schema corporeo, le capacità coordinative e la consapevolezza della propria corporeità «concorre in larga misura alla formazione del senso d'identità».
Dal punto di vista dei rapporti sociali, indubbiamente la fiducia in sé e una positiva identità personale giocano un ruolo importante, ma lo sport non contribuisce solo in questo. Lo sport, essendo caratterizzato da competizione e regole (cfr cap. 1), concorre anche a migliorare le capacità di interagire con gli altri. Qualcuno potrebbe obiettare che una situazione di competizione, in cui l'azione sia rigidamente scandita da un regolamento, potrebbe essere un elemento di esclusione per il disabile, in quanto le regole potrebbero essere intese come un ulteriore limite che andrebbe ad aggiungersi a quelli conseguenti la disabilità, e l'eventuale sconfitta sportiva potrebbe essere percepita come sconfitta personale spingendo il disabile a chiudersi maggiormente in sé : niente di più sbagliato.
Innanzitutto il soggetto che pratica sport è parte di un gruppo, una squadra, e questo, nella società odierna è simbolo di uno stile di vita totalmente "sociale"; in secondo luogo, l'attività sportiva permette alla persona di incanalare tutte le tensioni interne in manifestazioni motorie socialmente accettabili, e quindi riuscire ad inserirsi in gruppi da cui altrimenti sarebbe esculsa. E ancora, lo sportivo deve "mettere in gioco" sia le proprie componenti prestazionali, sia quelle di ordine relazionale, dovendosi rapportare agli altri giocatori secondo dei parametri tecnici ben definiti quali le regole e gli schemi del gioco: prepararsi alla gara e parteciparvi, diventa un rituale, caratterizzato da un particolare abbigliamento, dalle regole, dai tempi di allenamento e di gara, un rituale che rende lo sport «una forma di comportamento standardizzato che ha come scopo quello di affermare la solidarietà e la coesione del gruppo sociale, attraverso modalità regolamentate».
La regola dunque non è un elemento limitante la persona, ma un fattore indispensabile per meglio gestire le proprie energie e instaurare sane relazioni sociali. [...]

Oggi parliamo del tiro di campagna Metti insieme un’attività davvero antica diventata sport come il tiro con l’arco e un percorso nella...